Apocalisse = Rivelazione
Mi è piaciuta la conversione di Paolo Brosio, dedito a sesso e cocaina, che era caduto
così in basso ma.. poi recitando all'improvviso un'Ave Maria si è accorto che la vita è
altro che l'abisso in cui era caduto vacuamente come troppi altri. Ma è proprio andando
dalla madonna di Medjugorie, che ha compreso il vero significato della conversione. Posso
solo dire: Beato lui, e beati coloro che non rinnegano il Dio che sta nei cieli, e soprattutto
la Madre di Dio. E' proprio il caso di dirlo: nei propri vizi 'umani' e 'bestiali' l'esagerazione
non porta da nessuna parte, porta semmai solo a toccare il fondo - per cui - poi, tocca
(a chi ci riesce) di risalirne. A me piace Brosio, non Morgan: non mi riguarda, infatti, né il
"vecchietto"-zombi Morgan né i borghesucci che lo giudicano.
Avevo scritto questi sentiti versi: "BISOGNA AVERE IL CORAGGIO / DI STACCARSI DAL
BRANCO / PERCHE' L'APOCALISSE SI REALIZZI PRIMA CHE PUO'".
Sta scritto nel libro di Giovanni di Patmos, l'Apocalisse (che significa per l'appunto Rivelazione
delle cose Ultime) : la terza parte dell'umanità verrà sterminata. Questi pensieri non c'entrano
con la cocaina, ma ho sempre esasperato questo genere di 'visioni' fin da quando assorbivo
l'acido lisergico, qualche volta addiritura sciolto in bottiglie di grappa ecc. - Certo, erano i
fatidici anni '70: ovviamente non ho quasi mai scritto buone cose sotto l'effetto di allucinogeni,
però mi sono rimaste quelle 'visioni' da stregone sciamanico; in compenso ho dipinto molti
quadri neo-informali - del 'dopo' Vedova, Burri e Tàpies...
E quando i mari si alzeranno vorticosamente,
io vedrò la celeste Gerusalemme
invasa da Sà-tan con i suoi eserciti stranieri
fino al culmine della finale battaglia...
(albertgiulin finxit, at Olbiamare in un particolarmente freddo giorno marzolino)
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Camus &
Desideravo scrivere lungamente a tal proposito o in tal senso magari anche un po' equivoco, ma a volte la mia testa è come una frittata che slitta nel troppo olio,aglio et peperoncini oppure - viceversa - si attacca alla padella del cranio perché l'olio (del condimento come del primordial Motore) manca improvvisamente del tutto. E' come se avessi dentro una specie di deserto, pur con delle potenti mareggiate, spesso inespresse, implose. Però, almeno ieri sera, ho potuto gustare un film che mi ero perso, del 2005, non già dello scomparso regista italo-scozzese Anthony Minghella (IL TALENTO DI MR. RIPLEY) - bensì di Roger Spottiswoode: IL RITORNO DI MR. RIPLEY. Il personaggio-Ripley è tratto dai romanzi seriali dalla grande giallista Patricia Highsmith, ed è un assassino molto particolare che ha talento e fortuna sufficienti per farla franca, anche in quanto riesce a riciclarsi in diversi cloni sempre appartenenti allo stesso prototipo del farabutto; il quale ha poi anche la fortuna (sfacciata) di essere aiutato da soci di malaffare (nel caso specifico truffatori di opere d'arte postmoderne) e - qualche volta - da belle donne ricche che possono anche innamorasi di lui, come accade alla bionda sexy subdola che abita in una splendida villa nei sobborghi parigini; alla fine del film costei sobilla il protagonista (appena dopo averlo sposato, con disapprovazione del ricchissimo padre vedovo): "Se vogliamo fare un regalo a mio padre, dobbiamo trovare il modo di spedirlo a miglior vita, così poi tutto questo sarà nostro!" - Molte sequenze che appaiono nel film possono apparire assurde, ma io credo che tutto il racconto vada letto o guardato 'semplicemente' in chiave quasi iperreale-allegorica, ovvero da un complesso punto di vista del grottesco demoniaco tutto contrappassi e rimandi.