Risposta pubblica a scribak
Caro scribak,
dopo la lettura del tuo commento al mio autoritratto (www.neteditor.it/content/143334/autoritratto-quando-la-vanità-diventa-autoironia) ho preso carta penna e calamaio e ho buttato giù queste veloci riflessioni e le pubblico in un blog.
La saggezza delle tue parole ti fanno onore e sono un lenimento per quella piccola/grande amarezza che attanaglia la mia mente in queste freddissime giornate di fine inverno.
Ti confesso che scrivendo il "prologo" al mio autoritratto speravo che "qualcuno/a" recepisse il messaggio di pace che in esso era contenuto.
Invece cosa è successo?
Altrove e precisamente in un'opera di Antonio Brescia (per altro volutamente offensiva) si è scatenato il finimondo. Alcuni utenti, forse con la coda di paglia, si sono risentiti del fatto che qualcuno abbia fatto notare il ripetersi infinito di commenti sempre eguali (e quasi mai riferiti all'opera in esame) fra un gruppo di utenti, evidentemente amici legati da affinità elettive.
Ok, l'amicizia è un bene prezioso e anche per me è un sentimento fondamentale nei rapporti umani, ma ritengo parimenti importante che l'amico sia onesto e che segnali (educatamente o persino con ironia non malevola) eventuali discrepanze, prolissità, incongruenze in ciò che scrivo. E tu scribak, nei miei riguardi, lo hai sempre fatto e te ne sono grato.
Questo, io credo sia il modo giusto per imparare e crescere per noi scrittori più o meno dilettanti. Il commento poi non deve essere un obbligo, io leggo tutti i racconti ma commento solo quelli che mi dicono qualcosa e il mio commento è sempre costruttivo e senza secondi fini. Se il commentato si offende, vuol dire che è un presuntuoso e non lo commenterò più nemmeno se i suoi brani successivi saranno stupendi.
Scrivere frasi del tipo: "che bravo/a sei!" e l'altro/a risponde: "no sei più bravo tu!" aiutano ben poco a crescere o a migliorarsi.
A mio modesto parere, i gruppi (o clan) dovrebbero spontaneamente e autonomamente sciogliersi: ognuno di noi dovrebbe, in piena libertà ed educazione, esprimere il proprio punto di vista dopo avere letto un qualsiasi brano di un qualsiasi autore. E, in piena libertà, avere il diritto di commentare chi si vuole, evitando di far cadere le proprie scelte sempre e soltanto sugli amici. Ottenere visibiltà in quel modo è infantile oltre che sciocco.
Ripeto: anche la libertà di non commentare è un bene da difendere.
Io, ormai lo sanno anche le pietre, ho una certa idiosincrasia per le poesie ed è un retaggio che mi porto dietro sin dai primi anni di scuola. Ho provato e ci provo ancora a leggerle e a farmele piacere, ma è più forte di me. Non mi danno nessuna emozione anche se, a detta di tutti, quelle poesie sono splendide, perfette, sublimi.
E' un mio difetto e l'ho dichiarato più volte. Questo però non deve essere un motivo per emarginarmi o farmi la guerra. I poeti che scrivono anche in prosa tendenzialmente li leggo sempre e spesso lascio un mio commento.
Allo stesso tempo capisco che non a tutti piacciono i racconti e, in sovrappiù, so che pochi apprezzano il racconto lungo che, invece, è il mio modo preferito di esprimermi.
So già quindi che il 90% degli utenti di Net non leggerà mai i miei lavori e nemmeno li commenterà.
Mica posso offendermi per questo!
Ciò che mi dà fastidio e che mi offende è il cercare sempre il pelo nell'uovo nei commenti che lascio in giro oppure l'inalberarsi per una parola in più che dico, sempre educata e che esprime soltanto il mio modesto pensiero.
Piaccia o no, i commenti non dovrebbero essere mai dettati solo dall'amicizia.
Di amici del genere io posso benissimo fare a meno.
So di non avere scritto cose profonde o nuove, pensieri del genere li hanno già scritti altri più bravi di me. Però, ogni tanto, vale la pena rinfrescare le idee ai più riottosi a recepirle o a ricordarle.
Nicola
- nictrecinque42's blog
- Login o registrati per inviare commenti
- 160 letture
Stampa
Invia
PDF



Nic
E' per scelta che si formano i gruppi che tu vorresti vedere sciolti. Si chiamano, come hai giustamente asserito, affinità elettive.
Anche tu, a modo tuo, proprio per affinità e gusto tuo personale, hai formato il tuo gruppo: sono gli autori di prosa, gli unici che, per tua stessa ammissione, leggi e talvolta, se ti va, commenti.
Ed è giusto che sia così.
Ma allora, mi chiedo, perché gli altri, invece, dovrebbero comportarsi diversamente e non avere, anche loro, un gruppo di preferiti? O sciogliere, come auspichi, quello che hanno, perché tutti dovrebbero, a tuo dire, leggere tutti? Tu leggeresti poesie per far contenti gli utenti che ne scrivono?
Carissima Pupy.
Carissima Pupy,
è un piacere risentirti.
Dunque, o io mi sono spiegato male o tu hai voluto cogliere solo un lato della mia contestazione dei cosiddetti "gruppi". I gruppi da me segnalati sono quelli le cui affinità elettive si traducono in "conformismo" o "ripetizione" di giudizi positivi, quantunque e comunque.
Inoltre, ma questo rimanga un segreto tra noi due, le poesie di quel "gruppo" io le leggo sempre, trovo che sono ben scritte, spesso erudite, ma non mi emozionano quasi mai. Mi appassiona di più la lettura dei commenti che stanno sotto a quelle poesie. Sono questi che mi fanno pensare a quanto sia diverso il mio gusto e il mio metro di giudizio.
Nel gruppo che tu affermi io abbia creato, le cose "talvolta" vanno diversamente. Vedi il mio ultimo giudizio al lungo racconto di Barabba di ieri.
A giudizi positivi si alternano pareri critici più realistici e veritieri. Personalmente io mi regolo in quel modo.
Lo scrittore giapponese Murakami Haruki (L'uccello che girava le viti del mondo - Einaudi Editore) dice che "la verità spesso non è reale" oppure che "la realtà non sempre è vera".
Credo che abbia ragione.
Con immutata stima.
Nicola
dico sempre
che si dovrebbe imparare giocando
Il gioco predispone la mente ad accogliere gli stimoli
Poi, la bellezza e la perfezione sono accidenti
I giri.. quelli in bici fanno bene alla salute
;-)
fausto
Perfetto.
Perfetto, Fausto!
Ciò che dici è assoluta verità. Nessuno di noi è scrittore/poeta professionista, Credo che l'aspetto ludico dello scrivere sia essenziale, per me scrivere è un gioco, un divertimento che mi rallegra le giornate e lo farò finché mi sarà possibile. Poi col tempo, se va bene, si migliora e per qualcuno può arrivare persino la perfezione e il premio.
Ma non è questo il mio traguardo. Vecchio sono... purtroppo. Però in bici ci vado ancora e mi diverto.
Ciao
Nicola