Le letture.
Quando l’ora di punta venne,
non fu l’orologio a notarlo;
ci parve dal viavai delle mandrie di metallo,
dalle sopraffazioni ai marciapiedi,
dai formicolii agl’incroci.
Le vetrine riflettevano su tutto:
mostravano il karma dei modelli.
Passeggio di frette inesitate agli sconti.
Avremmo dovuto esserci anche noi:
moto di quel brulichio, termiti attonite
alle intermittenze, cruccio dei semafori:
l’assente acceso che non ci vede.
Non si poteva un attraversamento,
né la stasi alle rotonde.
Fluì passo a passo
il vortice dei piedi
alla confluenza delle pedonali
dove capitava il guado
nelle secche
che ci cambiarono le vesti
in nudi.
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Con quale grazia
trasformi anche una situazione del genere in poesia.
Ferdi
ha ragione Silvia.
Rendere sensuale il traffico caotico dell'ora di punta non era impresa facile.
Mi piaci anche cittadino oltre che panico.
Il teerz'ultimo distico, così sospeso a racchiudere la cifra della poesia e la sua conclusione, è una perla
anche le
tue
da leggere in serie
Ma che poeti, in questo sito!
Ammazza... :-))
m