Esercizi Letterali
PAROLE IN LIBERTA’ : ESERCIZI DÌ MARZO
Semantica semenza , grammatica esistenza
macchiate di sangue , dove presero vita
etimologie d’antichi volgari illustri.
Ditirambi e rap improvvisati accompagnano
l’ ignaro lettore per il mondo delle lettere.
Perduto nella ricerca d’un concetto nuovo
colorare i tristi grigi giorni ,mentre qualcuno si frigge un uovo
sfogliando testi dai denti storti , sorridendo ai commenti altrui.
Attraverso il paese delle fandonie a cavallo di ippocampi ipocondriaci
galoppando nel regno delle allegorie narrare
l’oscuro senso della poesia. Combattendo contro
tropismi o paradigmi , andare dove si pare
contemplando il mistero delle vocali e consonanti .
Smarrito nella moderna odissea attraverso la metropoli
addolcita da una dionisiaca canzone di marzo
accompagnato dal coro dei folletti , satiri, impiegati e panettieri,
cantanti e rigattieri , dottori ed infermieri.
Accompagnato da una volgare villanella per vicoli e quartieri
si ridesta il mistero dell’arte e la sapienza delle cose mute.
Non sapere d’essere morto passare tra la folla accattona
aspettare l’autobus delle venti per far ritorno a casa
ragionare su vaghi concetti, sulla vita d’illustri personaggi.
Viaggiare con l’immaginazione per luoghi lontani
divenire , svanire senza neppure aver bevuto
un bicchiere di vino alla taverna del pirata.
Tristi libri in attesa d’essere letti taciti in librerie
tisici, mistici, testi d’ autori poco famosi
d’ amori che rincorrono altri amori.
Giudizi vaghi e menefreghisti di cinici intellettuali
pronti a criticare chiunque a rimpicciolire ciò che hai creato.
Sentirsi oggetto d’un povero caso letterario per amici e colleghi ,
scapestrati personaggi d’un melodramma, ubriachi
per strada al suono di musiche neomelodiche entusiasti nella loro ragione d’esistere.
In questo caos di forme e figure , interpreti e delinquenti , sceneggiate improvvisate
per uno spettacolo infimo e popolare.
Ma ogni cosa si ribella al dolore, chiudere gli occhi e navigar lontano
oltre le mitiche colonne d’Ercole verso misteriosi
luoghi sconosciuti , ai margini d’un pianeta sempre più piccolo.
Accordato alle note vocali dell’ esule canto del popolo
poi di nuovo paura di cadere, afferrarsi al vero, al certo
ai fatti ,all’ illustre senso della vita.
Mentre imperversano nell’etere dibattiti culturali ,inciuci
bazzecole , barzellette proposte senza senso , conclusioni irrisorie
frutto di fenomenologie e frasi scurrili d’itinerari fiabeschi
teschi e scherzi ,altri sfizi di vari lanzichenecchi .
Sboccia , sciancato e sciupato il fiore della prosa
ed il suo personale profumo inebria gli incapaci
al ballo degli increduli che fa impazzire gli imbecilli.
Giorni pigri riverso sul letto sfogliando libri d’avventura
sognando di fuggir lontano ,correndo il rischio di perdersi
nel regno delle favole ,forse non vale la pena
o forse è un modo come un altro di fuggire da se stesso .
Consapevole della propria mediocrità ,bagnato da violenti improvvisi acquazzoni ,
il giallo intenso delle mimose rende gaia la prematura primavera ,insieme
al fiorire degli alberi di pesco che annunziano la mite stagione
colorando i delicati lineamenti d’una musa ricorsa da un fauno su una moto
attraverso le strade stracolme di turisti e apprendisti artisti che hanno allungo subito .
Rimanere ignaro di cosa sia successo e non saper più dialogare con la luna o le stelle,
apprendere inconsapevolmente la logica delle cose , i lunghi amori contemplati , la voglia di rinascere.
Ascoltare per ore gli adolescenti , il chiacchiericcio delle signore ,l’illusione d’essere o non essere
. Dove tutto finisce ha un suo nuovo inizio , gli amanti inseguono le amate mentre
quest’ultime rincorrono ,gioielli e glorie. Svegliati , scrivendo l’ultima pagina del proprio diario ,
svegliati , inginocchiato per terra aspettando che passa la morte prima che la messa finisca
per sentirti di nuovo vivo , sicuro del tuo futuro. Guarda in avanti senza indietreggiare ,
affronta il male e le sue colpe , il popolo e le sue illusioni ,
il verbo il suo amore , venduto a metà prezzo in infimi luoghi ,
dove un uomo incontra una donna , dove il bene diviene una breve illusione in questo terreno sogno letterario.
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Caro Domenico, mi ha
Caro Domenico,
mi ha incuriosito "poema", termine molto meno usato di "poesia" e per questo sono venuto a leggerti.
Ho fatto bene. Le tue parole in libertà mi hanno colpito molto favorevolmente anche se ho fatto fatica in alcune parti a seguire i tuoi ragionamenti e talvolta mi sono trovato anche in disaccordo su ciò che scrivi.
Però non è questo il punto, ciò che enunci ha una sua logica e una sua valenza nel tuo essere in parte arrabbiato col mondo in cui viviamo e molto critico sulle ingiustizie che giornalmente sopportiamo.
Dal punto di vista stilistico ho poche cose da segnalare, fra queste direi certi spazi di battitura non eliminati, e le virgole (difetto comune a molti) lasciate libere di vagare, mentre di regola vanno di fianco alla parola che le precede.
Quisquiglie dirà qualcuno, ma sono queste piccole cose che danno fastidio all'occhio di chi legge e un po' diminuiscono la bellezza del testo.
Ottimo esercizio marzolino, tutto sommato.
Nicola
Grazie per il commento,
Grazie per il commento,
mi scuso per la mia non perfetta forma stilistica e grammaticale e proprio vero che
gli esami non finiscono mai e forse a furia di sentire commenti in proposito come il tuo Nicola alla fine
imparero ad essere più attento nello scrivere. Grazie ancora Ciao.