Paul Is Dead (ma anche no)
Una sera di novembre del 1966
– È perfetto, che ne dici?
John non si era nemmeno accorto che Brian Epstein, il loro manager, si era avvicinato in silenzio, fermandosi al suo fianco. Stava osservando l’uomo oltre il vetro della sala registrazione. Lo stava osservando già da un po’ e non ci poteva ancora credere.
– Sì, è… perfetto. – Deglutì a fatica, come schiacciato da un peso insopportabile. – Almeno così sembra…
– Certo – proseguì Brian, – dovremo intervenire chirurgicamente per migliorare alcuni dettagli che potrebbero insospettire, come le sopracciglia, il taglio degli occhi, il naso. Poi dovremo insegnargli a muoversi e cantare nel modo giusto, e per questo ci vorrà del tempo. Ma se, come abbiamo deciso, non terrete più concerti, vi farete tutti crescere barba e baffi, e insomma… cambierete “look”… beh, credo che nessuno se ne accorgerà.
– Tu dici, eh? Non ne sarei così convinto.
– Di sicuro nessuno potrà mai provare niente. Paul è stato seppellito sotto falso nome, lo sai.
John ebbe un brivido lungo la schiena a sentir pronunciare quel nome. Non riusciva ancora ad accettare l’idea che…
– Come hai detto che si chiama? – chiese, senza staccare gli occhi dallo sconosciuto.
– William Campbell – rispose Brian. – Faceva il poliziotto. Ha già accettato tutto, anche di sottoporsi agli interventi di chirurgia plastica per rendere ancora più netta la somiglianza con Paul. Non se la cava nemmeno male al basso e alla chitarra, ha suonato in alcuni gruppi. Ma dovrà migliorare ancora. Dico, qui stiamo parlando dei Beatles, mica…
– Sì, sì, certo – lo bloccò John, con un gesto secco di chi è abituato a disporre della gente. Continuava a stare terribilmente male al pensiero di quel che era successo solo tre settimane prima, quel maledetto nove novembre che non avrebbe mai dimenticato. Se solo Paul non si fosse comportato da bambino viziato, come purtroppo aveva fatto spesso negli ultimi tempi, sarebbe stato ancora qui con loro, invece che sotto tre metri di terra. Il successo gli aveva dato alla testa, era evidente.
O forse aveva cambiato tutti loro. Cos’erano diventati per riuscire a passare sopra a questo? Per riuscire razionalmente e freddamente a occultare la perdita di un uomo, un loro amico, soltanto per mandare avanti il baraccone del business?
Anche se in realtà c’era anche l’altra questione… quella più spinosa.
Quella che gli faceva ribollire la coscienza, proprio in quel momento. Quel piccolo “dettaglio” che solo George e Ringo conoscevano.
Il loro piccolo segreto.
– In questo momento non voglio pensare ai Beatles, ma solo a Paul. Dicevano che eravamo in competizione, ma non era vero. Lo sai tu e lo sanno gli altri – e nel dir questo indicò con un cenno del capo verso l’angolo della stanza, dove George e Ringo erano seduti su un divanetto, le facce meste. Stavano parlando tra di loro a bassa voce, Ringo fumava una sigaretta. – Tra di noi c’era soltanto qualche piccola scaramuccia, come accade tra amici.
Brian guardò in terra, pensieroso.
– Funzionerà – disse infine. – Ne sono sicuro.
– Merda, è più alto di una spanna! – fece John, all’improvviso. – Se ne accorgeranno subito. Solo uno stupido non se ne renderebbe conto. È anche più magro. E gli occhi… li hai visti gli occhi?
– Nessuno ci farà caso – ripeté Brian, nel tono più rassicurante possibile.
– Paul aveva gli occhi scuri, questo Campbell li ha verdi!
– Funzionerà, ti dico.
John lo guardò finalmente per la prima volta e il suo sguardo parve colmo non soltanto di dolore, ma anche di qualcosa di molto simile alla paura: – Ti spiego io cosa faremo: con i ragazzi abbiamo deciso di lasciare delle false tracce nelle copertine dei dischi e nelle stesse canzoni.
– Cosa? Ma siete… matti? – Brian fu colto di sorpresa da quelle parole. John era sempre stato un tipo eccentrico, ma quella trovata gli sembrava decisamente esagerata.
– Dobbiamo giocarci sopra, Brian. Qualcuno sospetterà sicuramente, e presto. Forse faranno delle indagini, chi può saperlo? L’unica alternativa che abbiamo è quella di depistare, spingere l’opinione pubblica a credere che sia tutta una fottuta mossa pubblicitaria.
Brian continuava a leggere il terrore negli occhi di John: non era solo afflitto per la scomparsa dell’amico, cosa comprensibile dato il loro legame… sembrava anche decisamente spaventato. Forse temeva che i Beatles non avessero un futuro senza Paul? Ma se avevano appena trovato il sostituto ideale! E poi di Paul avevano ancora molto materiale inedito registrato da poter utilizzare. Perché allora il bisogno di quella stupida e rischiosa messinscena? Cosa stava succedendo?
A quanto gli avevano detto i ragazzi, Paul doveva essere strafatto quando era caduto in sala prove, durante un violento litigio tra di loro. Se ne stava andando quando era inciampato ed aveva battuto la testa. Un colpo secco. Una vera sfortuna. E la fine di una promettente carriera a soli ventiquattro anni. L’idea di occultare il corpo, tenere tutto segreto, e cercare un sosia che lo sostituisse era stata sua. Dopotutto era il loro manager, no? Il suo compito consisteva nel tutelarli sempre e comunque. Era stata dura ma alla fine aveva trovato l’uomo giusto, dopo nemmeno tre settimane di ricerche.
Aveva risolto tutto, insomma. E adesso questi tre volevano…
– Che stai dicendo, John… tracce… di che tipo?
– Non so… messaggi nascosti, foto con dettagli particolari, numeri che richiamino l’attenzione dei fan, cazzate così... Ho pensato anche di spargere la voce di un fantomatico incidente stradale.
– Ma così attirerete ancora di più l’attenzione!
– Certo, è proprio quello che vogliamo. Dovrà sembrare tutto troppo veritiero per essere davvero credibile. Più nascondi, più possono scoprire. Ma se butti indizi volontariamente, penseranno solo a un gioco.
– Non riesco a capire. Io… vorrei ragionarci un po’ sopra, se non ti dispiace.
– Abbiamo già deciso, Brian – sentenziò John, tornando a guardare oltre il vetro l’uomo che di lì a poco avrebbe preso il posto di Paul. – Faremo così e basta.
Brian non disse altro. Si sistemò la giacca, si ravviò i capelli, poi si allontanò in direzione dell’uscita. Sapeva che quando John si metteva un’idea in testa non c’era verso di farlo ragionare, figuriamoci in una situazione delicata come quella. Nel lasciare la stanza incrociò per un istante lo sguardo di George e Ringo, che però abbassarono subito gli occhi.
Sì, c’era decisamente qualcosa che non andava, pensò Brian. Aveva come l’impressione che quei tre gli stessero nascondendo qualcosa. Possibile?
Si ripromise di tenerli d’occhio nei giorni successivi.
Fu Ringo il primo ad avvicinarsi a John, seguito da George.
– Gliel’hai detto? – chiese, accendendosi un’altra sigaretta. Era il suo modo per nascondere la tensione.
– Certo che gliel’ho detto – rispose John, quasi seccato. Continuava a guardare Campbell, adesso a colloquio con Brian in sala registrazione.
Ringo guardò George, e il chitarrista si limitò ad alzare le spalle: – Che vi devo dire… se saremo bravi, se soprattutto saremo tutti d’accordo, funzionerà. Alla fine anche Brian capirà.
– Ma non dovrà mai sapere quel che è successo! – scattò John. – Intesi?
– Ovviamente – rispose George, imperturbabile. Poi si allontanò, le mani in tasca.
Ringo buttò fuori il fumo della sigaretta, con calma, quindi prese un bel respiro e si avvicinò a John.
– Ascoltami bene – disse. Ed era un tono che non ammetteva repliche, nemmeno con il grande Lennon. – Io sono l’ultimo arrivato, lo so benissimo, ma te lo devo dire lo stesso. Qualcuno te lo deve pur dire. Hai già creato un discreto casino con quella puttanata che eravamo più famosi di Gesù Cristo, e ne siamo usciti per il rotto della cuffia. Per non parlare di quando, al concerto in onore della Regina, hai detto che quelli che non occupavano i posti economici potevano far “tintinnare” i gioielli. Adesso questo. – Tirò un’altra boccata di fumo, mentre John rimaneva immobile senza replicare, ed espirò di nuovo con calma. – Per quanto mi riguarda, ti sei già giocato tutti i “bonus” a tua disposizione. Sai che io e George ti copriremo il culo con ’sta storia, e Paul era anche nostro amico… ma da ora in poi non vogliamo altre cazzate. Ci siamo intesi?
Non attese nemmeno una risposta. Si rimise la sigaretta in bocca e si allontanò anche lui.
John rimase ancora per un po’ a guardare oltre il vetro della sala registrazione.
Funzionerà? Quel Campbell sarà davvero la salvezza dei Beatles? O magari soltanto la mia?
Poteva ancora rivedere la faccia paonazza di Paul mentre gli sbraitava contro e lo rinnegava.
La sera dell’incidente su Londra cadeva una fitta pioggia torrenziale, lo ricordava benissimo. Certi dettagli non si dimenticano. In quel momento aveva compreso che la loro amicizia si era definitivamente sgretolata sotto il peso del successo. Paul era cambiato.
Quel giorno, forse un po’ troppo imbottito di droga, si era messo in testa di voler comandare. C’erano già state delle avvisaglie nei mesi precedenti, certo, ma si erano limitate a semplici discussioni. Poi tutto era rientrato. Quella maledetta sera, invece, a Paul gli era presa davvero storta. Si era convinto di poter decidere per tutti il titolo del disco successivo, l’ordine delle canzoni, quante ne avrebbe scritte lui e quante gli altri, addirittura quanti tour avrebbero fatto e dove, e infine chi avrebbe rilasciato le interviste. Si era montato la testa solo perché aveva scritto “Yesterday” e “Michelle”.. quel ragazzino!
“Non sei più il capo, John! Non lo sei mai stato!” gli aveva gridato in faccia Paul, rosso di rabbia, quando John gli aveva fatto notare che finora era stato lui il leader del gruppo, e che comunque le cose non si potevano certo cambiare in una serata.
A quel punto Paul aveva perso la ragione e aveva cominciato a sbraitare e inveire anche contro George e Ringo, che se ne stavano da una parte ad assistere alla rissa tra i due. Non la finiva più di gridare che non avevano spina dorsale, che erano soltanto delle “Lennon-marionette”. Così li aveva chiamati, roba da non credere.
Anche John aveva alzato la voce, perché non aveva sopportato di essere messo in discussione in modo così aggressivo di fronte agli altri, e quando Paul gli aveva puntato un dito contro urlando “Vaffanculo, non sei nessuno!”, John aveva fatto una cosa molto stupida.
L’aveva colpito.
Un pugno rabbioso e improvviso proprio sotto al mento, con tutta la forza che aveva.
Non aveva avuto intenzione di fargli male, solo di zittirlo. Di fargli vedere chi era che comandava.
Ma la testa di Paul era andata avanti e indietro così violentemente che si era sentito distintamente il “crac” dell’osso del collo che si spezzava.
Poi, sospinto dalla forza del colpo, si era afflosciato proprio nell’angolo della stanza, con un suono sordo che aveva fatto accapponare la pelle, come un burattino a cui avessero improvvisamente tagliato i fili.
E non si era più mosso.
Quella sera James Paul McCartney era morto.
John osservò ancora Campbell, l'uomo che per tutto il mondo sarebbe stato il "nuovo" Paul.
Anzi “Faul”…
Gli scappò un sorriso a quel gioco di parole. Quell’uomo, insieme alla faccenda delle false tracce che avrebbero meticolosamente organizzato negli anni a venire, rappresentava in quel momento tutto ciò che poteva metterlo al riparo da un’accusa di omicidio colposo. E da una fine ingloriosa, proprio all’apice del successo.
Sì, se Brian non avesse trovato Campbell, molto probabilmente i Beatles sarebbero finiti nello scandalo e ben presto dimenticati. Di lui, di John Lennon, non avrebbero più parlato se non per additarlo come un criminale. Sarebbe passato alla storia come “l’assassino di Paul”.
Oh, e naturalmente John sapeva bene che in futuro non avrebbe potuto opporsi più di tanto se George o lo stesso Campbell avessero messo ancora in dubbio la sua leadership. Era ricattabile, questa era la verità.
Attese che Brian e Campbell/Faul uscissero dalla sala registrazioni, poi si avviò verso l’uscita a passi lenti.
Aveva ragione Ringo, dopotutto. Si era già ampiamente giocato tutti i suoi “bonus”.
Per chi non fosse a conoscenza della teoria del "complotto" e delle false tracce lasciate dai Beatles, ecco tutti i dettagli sulla leggenda della morte di Paul McCartney.
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Al di là della ricostruzione
degli eventi, ovviamente opinabile seppur plausibile, la lettura è piacevole, i dettagli accurati e la scrittura ben aderente al testo.
Un antico fan dei Beatles quale io sono, quella domanda se l'è posta molte volte, ma i dubbi restano. Anche dopo questo tuo buon brano :)
@Baribal
Beh, la ricostruzione è ovviamente di fantasia, ho solo preso come spunto la leggenda, poi ho personalizzato a modo mio il motivo della mitica sostituzione di Paul con un sosia. Anche io sono stato un accanito fan dei Beatles, tanti anni fa, e ho voluto scrivere questo breve pezzo come modesto tributo ai Fab Four.
Devo dire però che le recenti analisi biometriche sulle foto di Paul (il confronto dei visi prima e dopo il 66/67) hanno aumentato i miei dubbi, piuttosto che dissiparli. Certi dettagli proprio non tornano. E poi tutte le leggende hanno un fondo di verità, no?
Grazie del commento e dell'apprezzamento.
Saluti, Doc
Non ero...
...assolutamente a conoscenza di questa leggenda: che mi sembra ben più che improbabile, ma ha comunque creato lo spunto per un racconto curioso e coinvolgente. Le "piccole pecche" te le dirò a parte... :o)
Ti assicuro che...
... ci sono diversi punti oscuri in questa vicenda, a partire dalle recenti analisi biometriche delle foto del volto di Paul. Confrontando le zone del viso che non cambiano con età, dimagrimenti o ritocchi estetici (come la distanza degli occhi, la dentatura, i padiglioni auricolari, la mandibola, ecc..) le foto prima del '66 non coincidono con quelle dopo tale anno. E poi perché prima Paul era della stessa statura dei compagni e dopo risulta visibilmente più alto?
Consideriamo anche che i Beatles erano all'apice del successo in quel momento... se fosse accaduto davvero un incidente a uno di loro sarebbe stato un disastro economico senza pari.
Comunque grazie per il "coinvolgente" :-)
Ciao
Molto scorrevole
e molto ben calibrato, con dialoghi ben scanditi che - a prescindere dalla veridicità della leggenda - lo rendono assai plausibile e forniscono un inquietante spaccato sul mondo discografico e sui suoi retroscena.
@Rubrus
Come al solito... troppo buono! :-)
Grazie. Un saluto, Doc
Doc, sta roba su Paul mi ha
Doc,
sta roba su Paul mi ha sempre intrippato
e il tuo scritto solletica l'immaginazione e "ripropone" una leggenda che sicuramente resterà sempre tale.
Piacevolissimo doc
Piacevolissimo!!!!
@Deb
"Intrippato" è più o meno di "intrigato"? :-)
Grazie per il "piacevolissimo", immaginavo che l'argomento musicale ti fosse particolarmente gradito.
Ciao!
Indizi affascinanti.
Personalmente mi son sempre rifiutata di credere alla loro veridicità, anche se...
Comunque la tua ricostruzione è avvincente.
P.S.
Proprio sabato notte, pensavo a questa leggenda, mentre esaminavo attentamente il codice sulla label e sullo spazio nero sottostante di Revolver. Forse ho un pezzo raro......chissà.
Mistero.
Hello goodbye!
CB.
@Antonelliana
Una volta qualcuno disse che tanti indizi facevano una prova... mah!
Grazie del commento.
Saluti, Doc
Davvero molto bello! Appena
Davvero molto bello! Appena ho cominciato a leggerlo mi ha intrigata profondamente...
Complimenti per l'idea!
Ombra
@Piccola Ombra
Ti ringrazio della lettura e del commento. I Beatles erano una mia mania dell'adolescenza... non potevo sottrarmi a scriverci un raccontino...
Saluti, Doc
Forte!!
Forte!!