Afflitti da inguaribile levitas.
Le notizie non c'era neppure più il tempo di leggerle.
Sfuggivano, non rimanevano impresse. Date alla scrittura non permanevano più
nella memoria. Forse aveva ragione Platone. Parlarne sarebbe stato meglio.
Ma parlare di cosa, dal momento che nessuno ricordava?
In fondo al quotidiano figurava un oroscopo. Una serie banalissima di stronzate.
Leggevi e non ci trovavi scritto niente.
Puntai il cancro con un dito. Mio figlio sarebbe stato cancro. Ma ancora non veniva fuori.
Diceva – Nessuna fretta -. Lo diceva proprio al cancro. E il piccolo eseguiva alla perfezione.
Sì, la fretta adesso era un dio inevitabile. Tutti ne avevano. Era il nostro male.
Io ne restavo coinvolto quotidianamente. Nella fretta di fare decidevo
che questo non c'era tempo di leggerlo e questo tempo di visionarlo
e non c'era tempo per andare al mare e tempo per inventare una storia
per la mia bambina. Dov'era finito il tempo? Nessuno lo sapeva.
Poi riuscivo a calmarmi. Aspettare freneticamente qualcosa non serviva a nulla.
Prima o poi sarebbe arrivato lo stesso. Dovevo smettere di avere fretta.
Ma io non ero cancro.
Ripresi ad innervosirmi chiedendomi quando il tempo si sarebbe fermato.
5 luglio 2010. Tempo che corre e noi ad inseguirlo.
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Già, questo tempo nostro
che a noi non appartiene mai totalmente. E pensare che c'è chi non sa come "ammazzarlo", espressione veramente brutta che non ne considera il valore unico e la natura irreversibile che assume nella nostra vita. Il tempo che imperversa e qualche volta tradisce. La fretta è una malattia, non ci gustiamo niente a causa sua. Mi hai riportato in mente un bel racconto di Dino Buzzati, Lettera d'amore, dove il protagonista sembra essere travolto e annegato nel vortice di un tempo impazzito. Un saluto. : )
Allora devo trovare il tempo
di scovarlo e di leggerlo. Il racconto di Buzzati. Ma tu, a proposito di tempo, nel tuo tempo libero fai equitazione?
...
...na gran bela letura