La carezza stesa
la schiena è vuota, quando al viso stai
da uno sguardo colmata,
lo snodo della tempesta nel mio tropico:
quella viscerale dai muscoli genuflessi;
quelle ginocchia corsare
che spingono,
più che la schiena, le due lune,
all’altra donna che non prova dolore.
si desse un tono l’ospite nel cuore
la grondaia del torace le annida la voce!
provasse anch’ella le regole del gioco:
amare è un’oncia che forgia le volute del volo.
librasse oltre il lucernaio degli occhi la sua persa
lacrima! cadrebbe su questa schiena
- la sola amata, la rosa piovra -
con labbra grandi
per la sua immensa gola
la lingua postuma.
ora la schiena è tonsa.
rifinita nelle spalle, stesa,
fonda un gorgo di mani
la carezza.
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Queste immagini mi hanno
Queste immagini mi hanno incantato davvero.
Un saluto.
P.